Kensho è una Mostra che si prefigge di risalire un percorso di conoscenza, estetico ed esistenziale, momenti di vita diventati frammenti iconici grazie al linguaggio della Fotografia. Un modo per ritrovare il tempo e le forme che hanno strutturato la ‘memoria sensibile’ dell’autore nell’Opera. La Fotografia è linguaggio artistico e in quanto tale si ipostatizza nell’Opera (l’oggetto fotografico), come qualsiasi altra tecnica d’arte. La pratica dello sguardo, il suo affinamento, dona corrispondenze misteriose, momenti di identificazione con l’oggetto, permette di accedere a stati di coscienza e conoscenza molto profondi, di porsi davanti alle cose con semplicità, spogliati di ogni pregiudizio culturale, pronti a vedere, a capire. Un lavoro che comincia guardando attraverso l’obiettivo di una reflex verso la metà degli anni Settanta, in cui l’autore arriva a codificare un proprio linguaggio tra ottica e chimica fotografica, affascinato dalla meravigliosa possibilità di ‘focheggiare’, di mettere a fuoco l’oggetto, di farlo sorgere dall’indistinto della luce, dalla sua materia informe, metafora visiva del processo intuitivo della conoscenza. Il ‘vedere’ come confronto tra realtà e memoria, la percezione del tempo, la peculiarità dello spazio, la forma come presenza, sono i temi che caratterizzeranno la ricerca espressiva di Paolo Dell’Elce. Attraverso una scelta di quarantacinque stampe originali ai sali d’argento si vuole ripercorrere le fasi salienti di questi anni di lavoro. Cercando di mettere in evidenza la percezione del paesaggio come luogo dello spirito e della mente, ma anche la forza primigenia della Natura e della Bellezza come identità di un guardare umano, razionalizzante, ma misterioso, ineffabile, che può essere compreso senza essere spiegato.

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